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Allevamenti intensivi: ecco le 5 conseguenze peggiori per l'uomo e l'ambiente

Dietro gli allevamenti intensivi degli animali si nasconde la volontà di alcune aziende di raggiungere obiettivi commerciali molto precisi, ossia produrre la maggior quantità di carne possibile senza tenere conto del rispetto verso bovini, ovini, polli e gli altri animali.

Tutti i processi previsti, ad esempio, dagli allevamenti intensivi di maiali sono strutturati in modo tale che la carne venga prodotta al minor prezzo possibile, senza ovviamente guardare alla qualità del prodotto e alle conseguenze. Tutti gli animali vengono costretti a vivere in spazi davvero angusti e l’unica cosa che possono fare è mangiare per ingrassare. Il risultato è che il loro sistema immunitario si indebolisce e sono spesso vittime di infezioni che vengono curate con antibiotici, che poi noi stessi immettiamo nel nostro organismo consumandoli a tavola.

Gli allevamenti intensivi in Italia

In Italia negli allevamenti intensivi dei polli e di tutti gli altri animali, è vietato l’uso degli ormoni anabolizzanti, che vengono usati in altre parti del mondo per accelerare la crescita dei tessuti muscolari. La normativa, che consente invece l’utilizzo di alcuni ormoni a scopo terapeutico sul singolo animale, e con l’obbligo di registrazione del trattamento, è il Decreto Legislativo n. 158 del 16 marzo 2006. Oltre all’inquinamento dovuto agli allevamenti intensivi, sono parecchi gli allevatori che non rispettano il divieto imposto dalla legge e la situazione non migliora se prendiamo in considerazione anche i mangimi che vengono distribuiti, spesso senza la dovuta etichettatura e contenenti parecchi materiali di scarto, farmaci, pesticidi e altre sostanze tossiche per la salute.

Allevamenti intensivi di bovini e altri animali: le 5 conseguenze peggiori

Ormai è noto che gli allevamenti intensivi generano inquinamento per il Pianeta, con consistenti quantità d’acqua consumate, nuociono alla salute degli animali e non fanno bene nemmeno a noi che li acquistiamo e mangiamo. Per comprendere meglio la portata del problema, vediamo insieme quali sono le 5 conseguenze peggiori e riflettiamo sul consumo di carne, uova e latte.

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Inquinamento e impatto sul suolo

Secondo la FAO, il 26% delle nostre terre è occupato dagli allevamenti intensivi, dai campi destinati alla produzione dei mangimi e infine agli impianti per la trasformazione e il confezionamento dei prodotti finiti. Se la domanda di carne continuerà a crescere e, come è normale che sia, la popolazione mondiale ad aumentare, quanti terreni saranno occupati da questa industria?

2

Distruzione degli habitat e rischio di estinzione

Il 60% dei mammiferi esistenti sono suini e bovini, il 36% sono esseri umani e solo il 4% sono animali selvatici. Molti habitat vengono distrutti per creare campi coltivati e pascoli destinati all’industria agroalimentare intensiva e la fauna originaria rischia l’estinzione.

3

Resistenza agli antibiotici

Il problema della resistenza agli antibiotici ci riguarda personalmente visto che ogni volta che prendiamo un antibiotico, gli agenti patogeni imparano a sopravvivere e i ricercatori sono costretti a cercare sempre nuove alternative. La maggior parte degli antibiotici viene utilizzata proprio all’interno degli allevamenti intensivi e, solo in Italia, il 70% dei prodotti che mangiamo dalla grande distribuzione è stato trattato con questi farmaci.

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Inquinamento ed emissioni

La produzione di carne, latte e uova incide in modo pesante sui gas serra immessi nell’aria e il 18% delle emissioni sul totale arriva proprio dagli allevamenti intensivi. Mettere un freno a queste pratiche potrebbe incidere in modo davvero positivo sulla qualità dell’aria che respiriamo e non solo.

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Il mangime e i terreni occupati

Tutto il mangime che viene prodotto per sfamare gli animali degli allevamenti intensivi potrebbe risolvere in parte la denutrizione della popolazione mondiale che, ad oggi, non ha accesso al cibo. I terreni in mano alle aziende che sfruttano gli animali per la produzione di beni commerciali, occupano oggi circa 2.5 miliardi di ettari, ossia circa la metà della superficie agricola mondiale.

A queste pericolosissime conseguenze, va aggiunta certamente anche la crudeltà verso gli animali, costretti a vivere in condizioni estreme.
Siamo ancora in tempo per cambiare rotta verso un’alimentazione più consapevole e biologica. È arrivato il momento di interessarsi più attivamente a questi fenomeni e di mutare le nostre abitudini alimentari a favore di scelte più sostenibili.